Teo mi ha scritto chiedendomi un parere su Censura nel web e Trusted Computing:

Ho letto con grande passione il libro “L’architettura del nuovo web” di Tim
Berners-Lee e della preoccupazione del suo autore a mantenere sempre libero e
privo di censure il web: ultimamente abbiamo invece letto che il governo
americano ha richiesto a Google e ad altre importanti aziende informatiche i
dati riservati relativi alle ricerche effettuate dagli utenti nel web; inoltre
da parecchio tempo si parla del progetto del “Trusted computing group” o “safer
computing” che rappresenterebbe una pesante vincolo anche per la libertà di
espressione nel web. Vi sarei grato se poteste rispondermi in merito
soprattutto alla prima questione di cui non si sa più nulla su come sia andata
a finire.
Grazie in anticipo.

La censura è tipica delle dittature, quindi non si può che essere contrari.
Per quanto riguarda il Trusted Computing il discorso è più complicato.
Intanto non è vero che non se ne parla più, la confusione probabilmente è dovuta al fatto che questa tecnologia nel corso degli anni ha cambiato più volte nome, forse a causa delle proteste dei consumatori. Basta fare una ricerca su Google con i termini Trusted Computing, Palladium, DRM o Fritz Chip per rendersene conto.

Per documentarsi sui possibili prolemi del Trusted Computing è possibile consultare i siti no1984.org e la rivista online punto-informatico.it che molto spesso pubblica articoli molto interessanti sull’argomento.

L’idea che mi sono fatto io in materia è che il Trusted Computing è una tecnologia e come tale non è ne positiva e nemmeno negativa, sarà l’uso che le software house ne faranno a dirci se sarà una limitazione ai nostri diritti, certo è che tutti segnali vanno in questa direzione. Per spiegare di cosa si tratta in modo molto veloce diciamo che il Trusted Computing serve a rendere il computer più sicuro, cosa che sarebbe sicuramente molto utile a chiunque, purtroppo sembra che questo sia solo un pretesto per limitare i diritti dei cittadini e migliorare le tecniche di Digital Rights Managements (DRM), ovvero le tecniche di protezione dei contenuti per proteggere software e multimedia dalla pirateria.

Attualmente, la mia unica esperienza con il DRM è sicuramente negativa. Un pò di mesi fà ho acquistato dei contenuti su iTunes Music Store, il negozio di musica online della Apple, e solo successivamente mi sono reso conto di aver pagato 10 € per dei contenuti di cui non sono il legittimo proprietario. Infatti la tecnologia di DRM della Apple permette di “attivare” la licenza su quei contenuti al massimo 5 volte. Considerando che uso un Sistema Operativo Windows che di sicuro non si può definire una roccia e che uso il computer in modo talmente massiccio da dover reinstallare il S.O. mediamente ogni 3-4 mesi, mi sono subito reso conto che entro un anno e mezzo al massimo la licenza sarebbe scaduta. Alla terza riattivazione della licenza mi sono deciso a trovare un metodo per rimuovere la protezione, quindi mi sono dovuto comportare in modo non proprio lecito per riappropriarmi di quello che ho pagato e reputo essere mio al 100%, qualsiasi cosa ne pensi la Apple.
Come si può capire questo errore l’ho fatto perchè non sapevo che c’erano delle limitazioni alla mia libertà nella licenza.
Non ho mai più comprato e mai più comprerò nulla nè da iTunes Music Store nè da qualsiasi altro negozio online che abbia una licenza di questo genere. Se l’avessi saputo prima avrei speso 5 € in più per comprare il CD e farci quello che mi pare.

Le Software House, sostenute dalla SIAE americana vogliono fare proprio questo, sviluppare un sistema per cui il consumatore ha dei diritti limitati, e contano di imporre queste tecnologie e queste licenze in modo silenzioso, perch� se la gente ignora ci casca.

Cosa Possiamo Fare?
Attualmente è semplice, comprate CD e DVD e fateci quello che vi pare, la legge prevede la copia per uso personale e la copia in mp3, DivX, sul vostro lettore iPod o di altro tipo. Se le multinazionali continueranno con queste pretese, non potremo far altro che protestare, e se queste non basteranno ci toccherà boicottare.
Il calendario dell’entrata in vigore del Trusted Computing vede nel 2006 un anno cruciale. I nuovi computer della Apple dovrebbero essere i primi a includere questa tecnologia, seguiti dal nuovo Sistema Operativo della Microsoft, Windows Vista che dovrebbe essere rilasciato entro la fine dell’anno. Bisogna stare molto attenti perchè i primi computer e S.O. includeranno si il chip Fritz, ma questo rimmarrà inattivo a lungo. La Microsoft ad esempio prevede il pieno supporto al Trusted Computing nel 2008, questo potrebbe significare che nel 2006 compriamo Windows Vista e questo funzioni perfettamente facendoci fare copie di backup dei nostri CD e DVD, poi improvvisamente la MS decide di attivare nel 2008 queste funzioni e da un giorno all’altro il nostro computer non è più nostro, non possiamo decidere cosa farci, non possiamo usare hardware tipo stampanti o scanner che non hanno al loro interno il maledetto chip Fritz e allora avremo 2 scelte:

  • comprare nuovo hardware per non poter comunque fare copie che il S.O. ci negherà
  • non comprare nulla e passare tutti a Linux

Questo scenario non è fantascientifico, è probabile che a causa di future proteste da parte dei consumatori queste limitazioni che ci vogliono imporre siano ritirate, ma potrebbe anche succedere che il nostro parere non conti nulla, che ci considerino solo dei polli da spennare, e allora usare Linux sarà l’unica arma nelle nostre mani.
Per chi pensa che Linux è troppo difficile da usare posso dire che già oggi è un S.O. solido, facile e abbastanza completo. Personalmente lo uso sempre di più, e sono convinto che entro un paio di anni chiunque troverà tutte le applicazioni che usa su Windows anche per Linux, quelle che attualmente non sono disponibili sono veramente poche, e il tempo colmerà questo gap.